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A B A B E L E D E L
L E V A N T E
Il manicomio della verità
La verità, nella mia vita, ha un certo peso. Per me è una
cosa sacra come lo era la saggezza di Salomone presso gli antichi che vivevano nella terra
dIsraele.
Sono un medico e amo il mio lavoro.
Mi capitò di andare a Baghdad a trovare il mio carissimo amico Karim. Eravamo legati da
profonda amicizia. Avevamo la stessa età e anchegli esercitava la professione di
medico. Lavorava nel manicomio della città.
Un giorno mi chiese di accompagnarlo e io accettai immediatamente. Quindi ci dirigemmo in
quel luogo desolato, un luogo che non potrò mai dimenticare. Infatti, non appena entrammo
scoprii che non si trattava di un posto triste ma anzi, conservava un aspetto piacevole.
In mezzo al cortile cera una bella fontana in cui zampillava acqua limpida e il cui
suono giungeva alle mie orecchie simile a quello di una musica sublime. Attorno ad essa
era inciso in caratteri kufici:
" Benvenuto, straniero! Questa è la casa della verità ".
In quello stato di completo stupore entrai in una stanza alla mia sinistra dove vidi un
uomo anziano. Mi avvicinai e lui mi fissò con uno sguardo triste e penetrante, uno
sguardo che rimase impresso nel mio cuore poiché non avevo mai visto in tutta la mia vita
nessuno più inquietante di quelluomo. Lo giuro!
Trascorsero alcuni secondi durante i quali tra noi regnò il silenzio. E quel silenzio si
rivelò essere più profondo del vasto oceano: loceano della stupidità umana.
Quanto alluomo, continuava a fissarmi, come per dirmi:
" Questa è la casa della verità e io rappresento la verità! "
Sconvolto gli domandai:
" Ma dovè la verità, in nome di Dio! "
E il vecchio mi rispose con animo tranquillo:
" La verità dimora nelle menti senza confini e senza barriere, e queste menti
possono viaggiare e percorrere tutte le strade del sapere" .
Pensai ai miei lunghi studi e alle lezioni di logica che avevo seguito presso un filosofo
greco e compresi che mi avevano ingabbiato la mente e, forse, anche il cuore. Povero me!
Mi resi conto che tutta la mia logica e la mia razionalità mi avevano privato di ciò che
amavo di più: il sapere e la verità assoluta. Povero me!
Quindi osservai quelluomo, un uomo libero, un uomo che la gente considerava pazzo. E
lui mi fissò a sua volta, come per dirmi:
" Non cercare di capire. Nessuno tranne Dio ci riconosce un qualche valore! "
Allora piansi disperato. Piansi tutte le mie lacrime poiché davanti a me avevo la
verità, la verità che viveva in quelluomo, luomo che avrei voluto essere io.
Povero me! Possa Dio avere pietà di noi!
Uscì dalla stanza e mi allontanai dal manicomio, dalla casa della verità e mi incamminai
sulla strada del mio destino, il destino della mia vita vuota perché il mio cuore era
rimasto in quel luogo, davanti a quel vecchio.
Nulla è più forte del volere di Dio!
Racconto in arabo di Paola Rauzi, diploma Is.I.A.O.
1997 in lingua e cultura araba
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