L'arabo in classe

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Chi è il "mio asino"?

 

Nella mia vita l’asino è una faccenda seria…Per me è un essere sacro come lo era lo scarabeo presso gli antichi Egizi…L’ho conosciuto nell’infanzia nell’immagine di un bell’asinello che i miei avevano comprato per trenta piastre e che avevano assegnato alle mie passeggiate in campagna. Aveva un piccolo basto rosso che non posso dimenticare. Era il mio migliore amico…Non ci separavamo che per dormire…Avevamo la stessa età: lui era cioè negli anni dell’infanzia per la sua specie, ed io nella mia d’infanzia.
In questo clima d’affetto vivemmo finché i giorni non ci divisero: io andai a scuola in città, mentre lui rimase nella sua campagna…
Ritornai un’estate, dopo anni. E trovai che la vita era stata ingrata verso di lui. Gli avevano così strappato dal dorso il basto rosso per gettarlo in un luogo abbandonato e mettervi al suo posto due ceste cariche di torba, concime e argilla… Mi avvicinai a lui. Gli strofinai con il palmo della mano la testa coperta di polvere. Lui mi guardò tristemente come se dicesse: "Hai visto?…Se n’è forse già andata l’infanzia, sono già passati i giorni della felicità?"
Quello sguardo penetrò come una lama nel mio cuore. Mi guardai attorno dicendo: "Ma non potevate evitargli questo lavoro faticoso e umiliante…Potevate tenerlo almeno per cavalcare!"
Come se mi capisse, alzò la testa verso di me per dirmi: "E’ inutile! Non ti sprecare per loro. Nessuno a parte te mi riconosce un qualche valore!"
Non riuscii ad intercedere perché cambiasse qualcosa di ciò che era stato scritto, e lo abbandonai al suo destino…
Poi raggiunsi l’età della giovinezza…Terminai gli studi e lavorai come autore di commedie. Non persi l’occasione di fare dell’asino un personaggio di una mia commedia. E così egli apparve sul palcoscenico. Io non lo vidi, però….peccato…Avevo già lasciato l’Egitto per andare in Europa, ma mi giunse notizia che l’asino aveva adempiuto al suo compito in modo perfetto. Fece la sua parte nella commedia così da meritare l’ammirazione, e guardò il pubblico presente con uno sguardo intenso.
Poi  fece qualcosa di poco educato e sporcò il palcoscenico del teatro. Uscì, tra il disappunto degli attori e il rumoreggiare dei presenti e degli spettatori. Mi venne comunicato che l’asino fu picchiato per questo, buttato fuori e umiliato. Se fossi stato presente, avrei difeso io quel poveretto!
Credo proprio che egli avesse percepito istintivamente che il pubblico non aveva capito la pièce. E così mi aveva sostituito nel mostrare il proprio disprezzo nel modo che riteneva adatto.

(Tawfiq al-Hakim, 1958)

 


 

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