| Poesia e letteratura araba | L A B A B E L E D E L | ||
| L E V A N T E | |||
| Badr Shakir as-Sayyab | ![]() |
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| da "Il canto della pioggia" | |||
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| ... Sai, donna, quale tristezza suscita la pioggia? e come ribollono le gronde quando essa scorre? e come in essa chi è solo sente l'abbandono? Senza fine - come il sangue versato, come gli affamati, come l'amore, come i bimbi, come i morti - è la pioggia! Le tue pupille girano intorno a me con la pioggia e al di là dei flutti del Golfo lustrano i lampi le coste dell'Iraq con stelle e madreperla, come se preparassero il levar del sole; poi stende su di esse la notte una coltre di sangue. Grido al Golfo: " O Golfo, o datore di perle, conchiglie e rovina!" E ripete l'eco come un singhiozzo: " O Golfo, datore di conchiglie e rovina..."
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Badr Shakir as-Sayyab |
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| Odo quasi l'Iraq
accumulare tuoni
e immagazzinare lampi nelle piane e sui monti, così che quando gli uomini ne spezzino il suggello i venti non lasciano di Thamud nella valle traccia. Odo quasi la palma bere la pioggia e odo i villaggi gemere e gli emigranti lottare con i remi e le vele le tempeste del Golfo, e i tuoni, cantando: "Pioggia... pioggia... pioggia... E nell'Iraq c'è fame e si disperdono in esso i raccolti nella stagione della mietitura per saziare i corvi e le cavallette e macina raccolti e pietre un mulino che gira nei campi... e intorno ad esso sono uomini. Pioggia... pioggia... pioggia... E quante versammo la notte della partenza lagrime e poi allegammo per scusa, nel timore del biasimo, la pioggia... pioggia... pioggia... |
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