Ebraico

L A   B A B E L E    D E L
L E V A N T E

Le leggende della Ghriba, la Solitaria

"Io ti invoco, Solitaria, accetta i miei voti, ascolta i miei desideri…"

Chi è questa strana figura, alla quale si confidano le proprie speranze? Si racconta che il luogo dove si trova oggi la sinagoga della Ghriba, era un tempo un angolo deserto, che gli abitanti di Hara Sghira evitavano. Un giorno scoprirono con stupore che lì viveva una giovane fanciulla solitaria. Nessuno sapeva da dove venisse, né come potesse sopravvivere, nessuno le chiese nulla, nessuno le offrì aiuto. Una notte, si videro le fiamme alzarsi dalla capanna, dove la giovane si rifugiava, ma temendo una qualche magia, nessuno osò avvicinarsi. Al mattino trovarono la capanna ridotta in cenere, la giovane morta, ma il suo corpo intatto e intatto il viso risparmiato dalle fiamme. Si resero conto così che la giovane straniera, la Ghriba, era una santa e costruirono una sinagoga proprio dove ella aveva vissuto.

Si racconta anche un’altra storia: molto tempo fa, in seguito alla distruzione del Tempio di Salomone da parte di Nabucodonosor, alcuni ebrei Kohanim, fuggirono da Gerusalemme, portando con sé una porta (delet) e pietre del Tempio.

Avendo fatto volta verso l’Occidente, erano approdati su un’isola straniera, la ghriba. Lì edificarono una sinagoga che chiamarono Ghriba e un villaggio, conosciuto con il nome di Dighet, alterazione di delet, per ricordare la porta del Tempio distrutto. Questo villaggio, chiamato anche Hara Sghira (piccola Hara), fu popolato a lungo da Kohanim, diretti discendenti di quelli fuggiti da Gerusalemme nel IV secolo a.C. Per questo che si dice che Jerba è l’anticamera di Gerusalemme.

Un’altra leggenda vuole che la Ghriba, sia una giovane ebrea che, in fuga da Gerusalemme distrutta, aveva navigato sola su una fragile imbarcazione, tenendo stretti al cuore i rotoli della Torah. I venti la spinsero fino a Jerba, dove approdò sfinita, spirando nel luogo dove oggi sorge la sinagoga.

 

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La grotta dove secondo la leggenda fu trovato il corpo della misteriosa fanciulla, la Ghriba.

Qui le donne, il 14 iyyar, per celebrare Rabbi Meyer, accendono le candele e lasciano un uovo, sul quale c’è scritto il nome di una giovane da maritare. Col calore delle candele l’uovo si indurirà. Alla fine del pellegrinaggio lo si riporterà alla giovane, che deve mangiarlo. Se la Ghriba lo concede, troverà uno sposo entro l’anno.

Fredda e scura tutto l’anno, la nicchia della Ghriba durante il pellegrinaggio è scaldata da migliaia di candele accese e piena di uova che rosseggiano alla luce della fiamma.

        Canto della Ghriba

Vengo a supplicarti
Non ritornerò deluso
Solitaria, io ti ho fatto un voto
Mi hai mostrato meraviglie

Solitaria io ti invoco:
Realizza il mio desiderio
Tutti gli anni con premura
(sulla mia testa e sui miei occhi)
Vengo dal mio paese per vederti

Gente, io sono la Solitaria,
Sono da sola, venite da me.
Una volta all’anno, non dimenticatemi

Solitaria, su di te sia la pace
Salvaci dagli ingiusti
Guidaci tutto l’anno
Per la sacra intercessione
di Rabbi Simeon

Ana ziték taaleb
Ma nerzachi hayéb
Ousaték ya ghriba
Rayyitni lazayéb

Ya ghriba alik ennadi
Bellaggli qasdi ou mradi
Koll eam nzik melbladi
Ala rassi wayouni

 

Ya nache ana ghriba wahdi zourouni
Koll eam marra dbalkem tensaouni

 

Ya ghriba alik éssalam
Fokkna men éddalam
Hadina toawl eleam
Bashout rabbi semeoun

da David Cohen, I parlari arabi dei Giudei di Tunisia, La-Haye, Mouton, 1964, pag.129, Parigi

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