L A B A B E L E D E L dalla tradizione allattualità Centro di Cultura Italia-Asia "Guglielmo Scalise" Milano Settembre 1997 Introduzione Guido Corradi Blitar è una piccola città nella parte orientale di Giava, nota per essere al centro di unarea economicamente importante e culturalmente assai interessante a pochi chilometri dagli splendidi bassorilievi del complesso di Panataran (1). Ma Blitar è soprattutto nota per avere dato i natali a Sukarno e per essere il luogo in cui le sue spoglie vengono custodite e celebrate. Fondatore della patria, figura carismatica rimasta nel cuore degli Indonesiani nonostante i tragici eventi che caratterizzano il passaggio dalla sukarniana "Democrazia Guidata"(2) all"Orde Baru"(3) di Suharto, Sukarno è divenuto oggetto di culto per volere dellattuale presidente. Il suo mausoleo è quindi, come vedremo, un luogo particolarmente illuminante, carico di significati storico-politici e uninteressante chiave di lettura della realtà del Paese.Come illustrato nel saggio di Emanuele Giordana, il quadro politico dellIndonesia attuale ruota attorno alla figura del presidente Suharto ed al problema della sua successione. Superato solo da Fidel Castro per longevità al vertici della scena politica, Suharto è lespressione di quel presidenzialismo plenipotenziario, già tracciato da Sukarno, che ha garantito stabilità e sicurezza al Paese e agli investitori stranieri anche se con modalità e metodi piuttosto lontani da quelli che noi consideriamo accettabili per lEuropa. Alle sue spalle si muovono gruppi di potere più o meno occulti i cui rapporti di forza saranno senzaltro determinanti nel delineare la successione al potere che si prospetta ormai prossima. Fra questi, un ruolo di primaria importanza occupano i Cinesi che, di fatto, controllano una consistente parte delleconomia del Paese e che vantano in Indonesia la comunità più numerosa in assoluto al di fuori dei confini della Cina. Illuminante in questo senso è il saggio di Matteo Cavallino che affronta appunto le problematiche inerenti i Cinesi della diaspora nellarea in cui sono presenti i più consistenti insediamenti. Fra gli altri gruppi di potere sono da annoverare sicuramente anche i militari. A questi viene riconosciuta la cosiddetta "doppia funzione" e cioè di garanzia dellintegrità dello Stato e di azione attiva nella realtà socio-economica del Paese. Infine unaltra importante forza è rappresentata da gruppi di matrice islamica di formazione relativamente recente. Non bisogna dimenticare infatti che lIndonesia è un Paese a maggioranza islamica, anzi il Paese più popolato fra quelli caratterizzati da questo credo, quello che ogni anno invia a La Mecca il maggior numero di pellegrini. La diffusione di questa religione nellarcipelago è relativamente recente, le prime testimonianze della sua presenza, quelle di Marco Polo (4), risalgono alla fine del XIV secolo, ma sono relative solo ad alcune aree. La definitiva affermazione dellIslam si completerà verso la fine del XVI secolo. Avverrà in modo assolutamente pacifico, attraverso la diffusione dei commerci con aree islamizzate, soprattutto il Gujarat in India, e come strumento di copertura ideologica e di adesione alla grande famiglia islamica, assunto dai signori di Giava e Sumatra che intendevano riconquistare lindipendenza dal grande impero indo-buddista di Majapahit (5). Questultimo rappresenta lunico precedente storico di Stato il cui territorio corrisponda allattuale Indonesia e numerose sono le tracce lasciate dalla sua presenza. Limmagine che infatti si riceve generalmente di questo Paese non è quella di un Paese islamico ma quella di unarea che si confonde fra India e Thailandia, fra Cina e Indocina, fra Induismo e Buddismo. Nellimmaginario collettivo, lIndonesia non è accostata a moschee e minareti ma a luoghi come Borobodur (6), Prambanan (7), Panataran e lisola di Bali che sono espressione di un importante passato, quello di Majapahit e dei regni indo-buddisti di Giava Centrale che lo precedettero, e di un significativo presente, quello della "induista" Bali che è sicuramente il luogo più noto di tutto larcipelago. E ancora, ad unosservazione più attenta, risulta evidente che i simboli più utilizzati nel Paese per le più disparate necessità, dalle compagnie aeree alla marca di profumo piuttosto che alle monete e banconote di Stato, appartengono alla stessa matrice culturale sopra descritta: il Garuda, mitica cavalcatura di Visnu, il Gunungan o albero della vita, elemento fondamentale del teatro delle ombre, personaggi dellepica indiana quali Rama, Arjuna, Bima, Sinta anchessi spesso al centro delle rappresentazioni del Wayang Kulit. Su questo e più in generale sulle forme di espressione teatrale tradizionale, si vedano il saggio di Vito Di Bernardi e quello di Faisah Soenoto e Massimo Sarappa. Questultimo traccia un interessante collegamento tra i Panakawan, buffoni di corte, e i nostri servitori della Commedia dellArte. Equindi quella dellIndonesia una situazione quasi unica nel panorama internazionale, in cui in un certo senso, i simboli del passato prevalgono su quelli del presente. Questo è il risultato dellalternarsi e sovrapporsi di elementi provenienti da culture diverse quali quelle dellIndia, della Cina, del Mondo Islamico e delle potenze europee, Portogallo e Paesi Bassi (8), che sono state presenti in questarea tra XVI secolo e XX secolo fino cioè alla proclamazione dindipendenza del 17 agosto 1945 dellIndonesia dallOlanda.Una sovrapposizione verticale, nel tempo, alla quale si affianca unulteriore diversificazione nello spazio orizzontale. LIndonesia è infatti un arcipelago composto da migliaia di isole, un insieme di microcosmi caratterizzati a volte da elementi assai dissimili fra loro, influenzati in misura diversa dalle ondate culturali di cui si è accennato. Per alcuni di questi microcosmi i contatti con lesterno sono stati quasi del tutto assenti e sono così giunti fino ad oggi con tradizioni, stile di vita e comportamento simili a quelli di circa tremila anni fa, quando le prime ondate migratorie (9) giunsero nelle isole provenienti probabilmente dal Sud della Cina. E il caso di alcune popolazioni dellIrian Jaya o dellinterno del Borneo. Di queste ultime tratta il saggio di Gianni Pedrini che ha avuto lopportunità di intervistare Bruno Manser noto difensore del diritto di questi popoli a conservare il proprio stile di vita in un territorio che deve, per questa ragione, rimanere integro e intatto. Anche Elena dellAgnese, nel suo saggio, sviluppa e approfondisce il tema delle diversità etniche in una chiave assolutamente originale che è quella delletno-turismo, tipologia turistica del tutto nuova che si innesta su una più antica e consolidata attività turistica presente in alcune aree dellarcipelago.In questa realtà multietnica che viene sottolineata dal motto che appare sullo stemma nazionale, "uniti nella diversità", esistono anche alcuni elementi che si possono definire comuni. Tra questi, un profondo senso spirituale, religioso, che assegna grande importanza al culto per gli antenati e un ruolo di primo piano della donna nella società a dispetto di quelle che sono le credenze comuni e, purtroppo, in alcuni casi corrispondenti alla realtà, sulla condizione della donna nei Paesi islamici. A questo proposito risultano assai interessanti i due saggi di Francesco Montessoro sulla condizione della donna nel mondo malese-indonesiano e di Giulio Soravia sulla presenza femminile nella letteratura indonesiana.Ritorniamo quindi a Sukarno. Alla sua morte, avvenuta nel 1970 dopo quattro anni trascorsi in una sorta di prigione dorata, il suo corpo venne sepolto accanto a quello della madre, balinese, in un cimitero comune di Blitar e lì rimase fino al 1979. In quellanno Suharto decise di recuperare la figura del fondatore della Patria; attribuendogli onori e dando vita ad un vero e proprio culto, come risposta a spinte disgregatrici provenienti da gruppi oltranzisti islamici che cominciavano ad affacciarsi sulla scena politica indonesiana. Niente di meglio che rivalutare in funzione di consolidamento nazionale, la figura del fondatore della Patria. Lentrata del mausoleo è un "Candi Bentar", tipica costruzione che sta ad indicare la montagna spezzata che si apre per far giungere un eroe divino e che troviamo in tutti i templi balinesi, in alcuni complessi degli antichi regni di Giava Est e in molti bassorilievi che decorano i candi (10) di Giava. Allinterno vi è un grande padiglione, una sorta di Pendopo (11) come quelli dei Kraton (12) giavanesi con il tipico tetto che ricorda la forma delle pagode, al suo centro vi è la tomba di Sukarno sulla quale, in bella vista, troneggiano i volumi del Corano. In questo spazio in cui, almeno simbolicamente, sono rappresentati alcuni fra gli elementi più significativi delle culture dellIndonesia, uomini e donne si recano quotidianamente a tributare omaggio al padre della Patria. Portano fiori e si fermano a pregare secondo unantica tradizione che, dal culto per gli antenati e la deificazione dei sovrani, iniziata proprio nel periodo indo-buddista, ha accompagnato le vicende del Paese sopravvivendo alla diffusione dellIslam e alla colonizzazione. NOTE:dellattuale città di Yogyakarta. Portogallo, Olanda: i Portoghesi furono i primi ad affacciarsi fra le isole dellarcipelago conquistando unimportante base a Malacca nel 1511. Della loro presenza che, con leccezione di Timor, si è limitata solo ad alcuni centri costieri nel corso del XVI secolo, sono rimaste poche tracce. Come accennato, la parte orientale dellisola di Timor, è rimasta colonia portoghese fino al 1975. Gli Olandesi giunsero nellarcipelago nel XVII secolo. La fondazione di Batavia, lattuale Giakarta è del 1619. Il loro dominio sulle isole si estese gradualmente dalliniziale area circostante la capitale, Batavia, a territori più vasti fino a giungere nei primi del 900, dopo la caduta di Bali e dellAceh, a tutto il territorio dellattuale Indonesia. Ondate migratorie: gli antenati della maggior parte degli attuali Indonesiani, giunsero in diverse ondate probabilmente dallo Yunnan nel sud della Cina, attraverso Taiwan e le Filippine, tra il 2500 e il 500 a.C Candi: tipica costruzione religiosa di Giava, è una sorta di monumento funerario di re e governanti. Si compone di tre parti: una base quadrata o con angoli multipli di quattro che contiene la parte centrale, il corpo in cui si trova la cella templare che custodisce quasi sempre la statua di una divinità, sopra di essa vi è il tetto, normalmente di forma slanciata verso lalto. Non vi sono nel candi spazi di accoglienza per le preghiere dei pellegrini o le celebrazioni rituali che avvengono in altri luoghi o edifici prossimi al candi stesso. Pendopo: grande edificio a base quadrata o rettangolare privo di pareti e costituito da un pavimento e da un tetto sostenuto da colonne allinterno del quale vengono accolti gli ospiti e si celebrano le cerimonie rituali. Kraton: con questo termine si indica larea che comprende il palazzo del raja o del sultano e, in alcuni casi, il regno stesso nel suo insieme. |