Sait Faik
a cura di Lino Beretta

L'uomo di Burgaz


Negli anni che precedono la seconda guerra mondiale, la narrativa turca si spoglia definitivamente dei toni epici, propri dei romanzi della prima metà del secolo. Era quella l’epoca in cui l’intellettuale turco si era votato a rigenerare l’animo di una nazione in pericolo. Parallelamente all’avvicinarsi del conflitto, emerge anche nel panorama letterario turco il fenomeno dell’individualismo, quale testimone e garante dell’esistenza di un individuo nel senso moderno del termine. L’affermarsi di questa tendenza è acutamente delineata da Timour Muhidine in un saggio molto interessante, «L'individu inquiet de la littérature turque», in Cemoti, n° 26 - L'individu en Turquie et en Iran.

Burgaz è la piccola isola del Mar di Marmara a quaranta minuti di battello dal centro di Istanbul, sorta di buen retiro ove Sait Faik trova rifugio nella casa materna, quasi a sfuggire l’alienante solitudine di una città troppo affollata. È in questa casa, ora trasformata in museo, che l’uomo di Burgaz compone la quasi totalità delle sue opere. Scritti da cui spicca nettamente la radicale re-invenzione del paesaggio letterario, non diversamente da quanto era avvenuto per la narrativa nord americana. Una ricerca artistica, un percorso di rielaborazione concettuale oltre che linguistica, che intenzionalmente privilegia i personaggi marginali, i vagabondi, immagine speculare, nota Muhidine, dell’artista condannato a una vita bohemien. Sait Faik e Orhan Kemal sono i maestri che per primi si cimenteranno con questi nuovi “caratteri”, che faranno abilmente affiorare dalle loro pagine l’interiorità degli esclusi, dei reietti. Le loro opere rendono conto in maniera superba della realtà urbana contemporanea, dove diseredati e minoranze occupano, ultima occasione offerta dalla Storia, il centro della scena.
Solitudine scelta o subita?

L’inquietudine esistenziale che così fortemente caratterizza l’opera di Sait Faik, non è estranea all’esclusione sociale dello scrittore, come giustamente annota Timour Muhidine. Eterno studente fuori corso, scapolo, senza una professione definita nel campo dell’insegnamento, del giornalismo o dell’editoria. Che negli ultimi anni della sua attività letteraria abbraccia con coerenza quella tematica dell’uomo solo, “attraversato da lampi di misantropia, a volte di furiosa generosità”, che in margine a una società che si agita e produce, costituisce una sorta di riserva di buon senso, di ribellione e di amore fraterno, doti che la gente normale sembra non possedere più. Le pagine dell’ultimo Sait Faik offrono al lettore la possibilità di contemplare i tormenti di un narratore inquieto, agitato, alle prese con sé stesso, nel vuoto che può procurare la folla. Cui si aggiunge l’evocazione di una sessualità inquieta, indecisa, pur se così intensa. Le cui tendenze omofile, la predilezione per i giovani ragazzi, non vengono mai celate, come in un omosessuale non accetto (mal assumé, lo definisce sbagliando certa critica francese contemporanea). Al contrario le sue tendenze sono esibite con elegante e misurata naturalezza.      

Biografia

L'uomo di Burgaz

L’etica dell’amore, la poetica della natura 

Visto da Abidin Dino
Le opere
Incipit L'UOMO CREATO DALLA SOLITUDINE  (traduzione italiana)
Incipit Y Yalnizligin Yarattigi Insan
Az Sekerly
CON POCO ZUCCHERO
L' edizione italiana dei racconti,
tradotti dal turco da Lino G. Beretta,
con l'originale in lingua turca a fronte
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