Sait
Faik
a
cura di Lino Beretta
|
Visto dall'amico Abidin
"Accade sempre così. Mentre aspetto il vaporetto ad esempio, ho un
tale prurito alle mani che devo necessariamente mettermi a scrivere" 2. Abitava
una delle isole dei Principi, Burgaz, in una casa piacevole non lontana
dallimbarcadero, solo con sua madre e il suo fedele cane nero.
Sait adorava la madre. Ma anche la città. Faceva la spola ogni giorno tra luna e
laltra. Questa città che lui amava ma che a volte detestava:
"E lunedì. Di nuovo nella cabina del vaporetto. Nevica ancora. Istanbul è
brutta. Istanbul? Istanbul è una gran brutta città. Una città sporca". 3
Dipendeva dalla giornata, dallumore:
"Cè una Istanbul più bella dIstanbul. Sappilo". 4
Gli amori di Sait erano dei pretesti. Lo scenario contava almeno quanto i personaggi,
linseguimento di un essere che lui desiderava, stradina dopo stradina, scalinata
dopo scalinata, era un modo di bramare la città per interposta persona.
Gli spruzzi di luce che bordano la salita a Yüksekkaldirim, la Torre di Galata sempre
erettile, i negozietti stravaganti, la folla di turchi, ebrei, greci, levantini,
linfame cinemino con le lampadine multicolori di fronte alla corte dei Dervisci
Danzanti, tutto si prestava a questo gioco a nascondino:
"Ero seduto al caffè. Allimprovviso lo vidi oltre la vetrata. Sorrideva.
Schizzai fuori come una freccia. Si era rifugiato nella hall di un cinema.
"Salve" - dissi. "Salve!". "Cercavi me?" 5
Decisamente no, era sempre lui a cercare gli altri. Eppure occorreva far presto, ne aveva
il presentimento:
"Quanto manca alla morte? Un anno? Due? Meno? Aspettiamo
. Che cosa?"
6
In molti brani di Sait Faik lossessione della solitudine e della morte si mescola a
una combattiva voglia di vivere, damare.
Nel frattempo nulla procedeva per il verso giusto, anche se i suoi scritti, pubblicati un
po dovunque, dovevano rapidamente portarlo alla notorietà.
Poi bruscamente ecco il grande amore. Lei era veramente bella, indifferente alla propria
bellezza, visibilmente altrove, non si sa se distratta dalla caduta di un cavallo sul
pavé scivoloso o dalle cattive notizie che venivano dalla Francia; stiracchiava i suoi
capelli in disordine e parlava con piccole frasi intermittenti, il viso senza mai
unombra di fard, nulla.
In sintesi, tutto quanto poteva piacere a Sait Faik. Ma era una passione senza speranza.
Perché? Perché sì. Eppure avrebbe dovuto. Sì, ma Sait aveva immediatamente compreso
che no. La sua benamata faceva parte della nostra banda di ragazzi e ragazze. Se non
altro, poteva incontrarla quotidianamente, qua o là.
Frequentavamo i caffè sotto i platani della moschea di Beyazit, non lontano
dallUniversità, oppure il caffè Nisuaz (Niçoise) a Pera, o il Petrograd, un
posticino losco. A volte le taverne lungo il Bosforo quasi a pelo dacqua, dove si
serviva raki a buon mercato con contorno di piattini variati. Eravamo tutti buongustai.
Cera anche qualche caffè-terrazza allaperto, specie di gabbie per uccelli
sospese nel vuoto. Il vuoto che domina il Bosforo: Scutari, la Torre di Leandro, la punta
del Serraglio, Santa Sofia, il ponte di Galata e limbocco del Corno dOro. Una
delle gabbie, il Cennet Bahçesi (Giardino del Paradiso) aveva una vista sconvolgente! In
lontananza, alte sullorizzonte, come staccate dal mare, si intravedevano le Isole
dei Principi
In questi caffè-giardino a strapiombo sulla città, stavamo come nelle prime file di una
proiezione in cinemascope, schermo gigante, versione originale. Ma era uno spettacolo
tragicamente vero: la Seconda Guerra Mondiale era appena scoppiata!
(dalla prefazione di Abdin DIno al volume Con poco
zucchero)
|
Nato a Istanbul nel 1913, Abidine Dino è stato
un grande intellettuale, scrittore e pittore, ambasciatore della cultura turca a Parigi
dal 1952, sempre a fianco della moglie Guzine. Frequentò latelier di Picasso, i
surrealisti francesi, e fece parte della Ècole Turque: tra i suoi lavori
-paesaggi crepuscolari pieni di poesia e i suoi fiori surrealisti- si citano i famosi. Si
è spento nel 1993, a Parigi,
dove aveva passato la maggior parte della sua vita, in esilio.
|
|